Periodico Rotariano
Rivista del Rotary Club Firenze Nord
 
"Stefano Bemer"

Stefano Bemer, la creatività che cammina

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Ospite del Rotary Firenze Nord l’artigiano che produce prestigiose scarpe su misura per i vip di tutto il mondo

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Nel cuore di San Frediano nascono modelli unici per soddisfare le esigenze più difficili

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In una bottega-caveau le forme di tanti piedi illustri

 

Lui le scarpe agli altri si diverte a farle da venticinque anni. Il suo non è solo lavoro, ma passione, dedizione, cura dei particolari : una soddisfazione insomma. Quando dopo un paio di settimane di lavoro, dalle mani di Stefano Bemer esce una scarpa che il suo cliente può calzare come un guanto, è come se fosse nata una nuova creatura. Da crescere e mantenere non da gettar via dopo poco, perché più passa il tempo e più le scarpe diventano belle. Uno dei motivi questi per cui la sua produzione privilegia quasi del tutto le calzature da uomo, destinate a durare ben oltre il tempo di una pur importante serata come quelle femminili. Raffinatissime ma occasionali sono infatti le scarpe da donna, riservate a clienti alle quali non è proprio possibile dire di no.

Ci ha raccontato un po’ della sua vita Stefano Bemer durante la serata che lo ha visto ospite del nostro Club mercoledì 26 marzo. Prima ha fatto da anfitrione, insieme al fratello Mario, presso i suoi due negozi di via Camaldoli e di Borgo San Frediano. Un’attenta e divertita presentazione del suo lavoro e delle sue creazioni, ma soprattutto del modo con cui lavora e della passione che ancora oggi dedica alla sua attività. Poi la conviviale a Villa Medici per chi non era potuto intervenire prima. Racconti di vita vissuta, momento dopo momento. Aneddoti. Curiosità.

Non solo scarpe

Bemer non fa solo scarpe. Offre un servizio. Ad esempio è lui a suggerire al cliente, che si sente poco accudito tra le mura domestiche, un corso di un paio di giorni destinato al suo personale di servizio: perché le scarpe si devono saper lucidare bene, se si vuole che durino la vita che meritano: dai dieci anni in avanti come minimo. Così non è infrequente vedere badanti o domestici recarsi più volte nella sua bottega di San Frediano a Firenze, per imparare la non scontata arte di pulire e lucidare le scarpe. Lui non si tira indietro e offre volentieri la sua esperienza, perché alle sue scarpe ci tiene, specie se indossate da potenti e vip di tutto il mondo.

Su cento telefonate almeno ottanta arrivano dall’estero e da tutti i continenti. I giapponesi sono di casa nei suoi negozi-laboratori di via Camaldoli e di Borgo San Frediano. Ma anche tanti americani, australiani, francesi. Per ciascuno di loro c’è la forma di legno con la misura del proprio piede, con tanto di nome e cognome. Decine su decine, una perfettamente accanto all’altra in un religioso ma assordante silenzio. Più che un magazzino è una sorta di museo che pare improvvisamente affollato dal calpestio di tante illustri personalità. Dalla regina del Bahrein, a personaggi della casa reale del Marocco, al pilota francese Jean Alesi, a divi del cinema come Andy Garcia ed il mitico Daniel Day Lewis, il recente protagonista de Il petroliere. Fu proprio lui che alcuni anni fa volle restare in incognito alcuni mesi nella bottega di Bemer, per impararne segretamente il mestiere. Dovette arrivare di persona a Firenze il regista Martin Scorsese per convincerlo a tornare negli Stati Uniti e interpretare il film Gang of New York. Anche l’ex premier inglese Tony Blair acquista scarpe prodotte da Bemer presso un rivenditore di Torino. Una grossa soddisfazione quella di poter vendere i propri manufatti a chi vive in Gran Bretagna, patria della scarpa su misura e di John Lobb, da quattro generazioni marchio leader indiscusso del settore. Molti anche i nomi italiani dell’imprenditoria e della finanza che appena possono si fermano a Firenze per un rapido blitz nel negozio di San Frediano. La misura del piede, la scelta dei pellami, la decisione sui modelli e poi via di nuovo in una super vettura con i vetri oscurati che fila via verso il più vicino casello autostradale.

L’uomo con la valigia

Bemer e suo fratello Mario non si negano a nessuno. A una condizione però: la prima volta il cliente deve venire a vedere il suo laboratorio e fare lì la prima prova. E dopo? Non è un problema. E’ Stefano stesso che carica il suo prezioso bagaglio in valigia ed accetta di buon grado l’invito a recarsi a casa del cliente per ulteriori prove o per trattare la linea delle nuove scarpe da preparare. Dovunque nel mondo, Bemer arriva con il campionario dei suoi 230 modelli e colori. Il calzolaio on call (a chiamata) lo si potrebbe definire. Dal Giappone al Kazakistan, dall’Australia ai Paesi arabi. E lui è sempre lì per non scontentare il cliente e al tempo stesso per far rispettare l’arguto motto stampigliato in inglese su un pezzo di cuoio nel suo laboratorio: prima vedete la qualità poi dimenticherete il prezzo.

Già il prezzo. Non è proprio alla portata di tutti e dipende dai pellami, ma ne vale sempre la pena, anche perché vi è compreso anche una sorta di tagliando di revisione. Quando il cliente si trova a passare per Firenze è lo stesso Bemer a raccomandarsi di fargli lasciare in negozio le proprie scarpe. Dalla mattina alla sera un controllo ai tacchi e alle suole, una sgrassatura e lucidatura ed ecco le calzature tornate come nuove e pronte per un importante evento o tutt’al più ad affrontare la poco riguardosa quotidianità di diversi mesi. Tutto gratis s’intende.

Dal Chianti al resto del mondo

Ma vediamolo ancora più da vicino. Toscano da almeno quattro generazioni, nonostante un cognome di origine alto atesina, Stefano Bemer a diciotto anni fa prima l’intagliatore del legno e poi il pellettiere nella zona del Chianti. Siamo nel 1983. Un giorno a causa di un tacco da riparare si accorge che a Greve non esiste un calzolaio. Spirito d’iniziativa da vendere, decide di mettersi in proprio e di cominciare quell’attività. Riparazioni gratis a tutti nel giorno in cui inaugura la bottega e da lì comincia la nuova avventura. Dopo quattro anni le suole e i tacchi rotti cominciano a stargli un po’ stretti e pensa di cambiare zona. Un giorno gli cade l’occhio su un giornale dove aveva appoggiato una persiana che stava verniciando. C’è l’annuncio della vendita di una botteghina in Borgo San Frediano a Firenze. Appena otto metri quadri ma è quanto gli basta per lasciare Greve e sbarcare in riva all’Arno.

Quel quartiere storico della città gli calza a pennello: San Frediano è come un paese nella città non si stanca ancora oggi di ripetere. Non se ne distaccherà mai più. Fa esperienza di lavoro grazie agli insegnamenti di un maestro calzolaio che lavora nella zona e dopo una decina d’anni compra un altro negozio nella stessa strada, dove allarga il laboratorio. Nel 2004 acquisisce un nuovo locale nella vicina via Camaldoli a pochi passi da piazza Tasso, che in poco tempo trasforma nella sua vetrina di lusso, che poco ha a invidiare alle boutiques delle grandi strade di fama mondiale ma che nel suo cuore è sempre la bottega. Vi conserva gelosamente le vecchie e sempre efficienti macchine da cucire come pure il tavolino e la sedia che si portava dietro ogni domenica quando negli anni ’80 faceva il giro dei mercatini importanti delle località toscane ed emiliane. Per poi spiccare il volo verso il resto del mondo.