Fascino e mistero delle Wunderkammer, antenate dei musei

La Wunderkammer illustrata da Giulio Bernini

FIRENZE – Wunderkammer, che sarà mai? È la parola misteriosa di cui ci ha svelato segreti e curiosità il nostro socio Giulio Bernini in una conviviale del Rotary Club Firenze Nord mercoledì 14 novembre 2018. Non tutti sanno che dietro questa «arcana» parola si cela una particolare forma di collezionismo. È la «stanza delle meraviglie», alla lettera, dove studiosi, nobili, o semplici estimatori usavano conservare, spesso gelosamente, i loro pezzi. Si potrebbe dire un antenato dei musei

In questi ambienti, in particolare tra il ‘500 e il ‘600, venivano custoditi vari generi di «mirabilia», intese sia come stranezze del mondo animale e vegetale, sia come opere umane, dove l’oreficeria o la pittura si sbizzarrivano con tali materiali.

Celebre tra i tesori di Rodolfo d’Asburgo un «besoar», ovvero un calcolo prodotto dai cammelli che veniva ritenuto magico, quindi molto pregiato. Dopo essere stato incastonato con metallo prezioso e gemme diventava un vero status symbol. Più comuni, ma non meno interessanti, invece, le pitture su supporti lapidei, che si riteneva potessero resistere inalterati alle ingiurie del tempo. Cosa che, come ci ha spiegato Giulio Bernini, non è andata proprio sempre così.

Attraverso slides sono stati illustrati quadri di piccole dimensioni ma di pregiata fattura su lavagna, diaspro, lapislazzuli, ma soprattutto su pietra paesina, le cui naturali venature suggeriscono facilmente paesaggi desertici o di montagna, sfondi ideali sia per scene sacre che mitologiche.

Ma la vera sorpresa è stato poter ammirare dal vivo alcune di queste pitture di collezioni private, che Giulio ha scrupolosamente portato in sala per essere mostrate ai presenti dentro una teca. E che altrettanto gelosamente sono state riportate via al termine della serata dentro un anonimo trolley per passare più inosservate possibile.

[E.Rig.]

 

 

 

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