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Luca Bardelloni e Riccardo Nencini

Mai stanca di vivere: Riccardo Nencini racconta Oriana Fallaci

Da sin. Luca Bardelloni, presidente Rotary Firenze Nord con il senatore Riccardo Nencini

Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa della giornalista Oriana Fallaci, avvenuta nel settembre 2006. La sua figura è stata ricordata mercoledì 22 luglio al Rotary Firenze Nord da Riccardo Nencini, scrittore, politico e già parlamentare. Accolto dal presidente del Club Luca Bardelloni, Nencini – parlando del suo saggio appena uscito «Mai stanca di vivere» (Mondadori 2026) – ha ripercorso la vicenda umana e professionale di Fallaci attraverso ricordi personali, documenti d’archivio e materiali inediti. Il libro segue le principali tappe della vita della giornalista: l’infanzia nell’Oltrarno fiorentino, l’attività di staffetta partigiana, gli esordi nella carta stampata, i reportage dai principali teatri di guerra, gli incontri con i protagonisti della politica internazionale e le prese di posizione che hanno segnato il dibattito pubblico degli ultimi decenni del Novecento.

Al termine alcune dichiarazioni dell’autore che abbiamo raccolto. 

Questo libro è il tributo di un amico a un’amica, ma anche a una donna che, nel corso della sua vita, ha saputo dividere profondamente l’opinione pubblica.

Oriana divideva perché parlava con estrema franchezza, da autentica fiorentina: pane al pane e vino al vino. Mi viene in mente una risposta che le diede Giuseppe Prezzolini quando, ancora giovanissima, gli inviò un suo scritto chiedendogli un giudizio. Lui le rispose: «Signorina, annacqui il vino». 

Un invito a diluire un po’ una scrittura troppo forte, come si fa talvolta con il vino robusto

La sua era già una scrittura dirompente, ironica. Essere donna, bella, fiorentina dell’Oltrarno e dal carattere toscanaccio non le facilitò certo i rapporti con gli altri. Va detto, però, che possedeva anche una buona dose di antipatia, nel senso più autentico del termine: non cercava mai di piacere a tutti.

Oggi potremmo dire che ci manca il suo stile, ma anche la sua straordinaria capacità di indagine. Stasera abbiamo parlato delle guerre, della famiglia, degli amori e del modo in cui affrontò la malattia e la morte. Come riassumerebbe una personalità così complessa?

Oriana era un legno storto, un’eretica, una persona che aveva scelto di stare al mondo prendendo sempre posizione. Odiava l’apatia e l’accidia. Diceva che Dante aveva fatto bene a collocare gli accidiosi in uno dei peggiori cerchi dell’Inferno, perché vivere significa assumersi delle responsabilità. E la responsabilità è l’unico modo per essere davvero liberi. Oriana apparteneva completamente a questa categoria di persone.

Lei è stato per Oriana un vero amico e, forse, anche lei lo è stata per lei. In questo rapporto di amicizia, i conti sono rimasti in equilibrio?

Oriana mi ha insegnato alcune cose fondamentali per scrivere meglio. Io le sono stato vicino quando la morte si stava avvicinando e non eravamo in molti a farlo. Credo che abbia apprezzato quella vicinanza. Ma, in fondo, gli amici servono proprio a questo.

Secondo lei avrebbe apprezzato anche questo libro?

Credo di sì. Alcune pagine sono, in fondo, anche sue, perché riportano incontri, conversazioni e ricordi vissuti insieme, e quindi non potrebbero essere smentite. Penso inoltre che avrebbe apprezzato molto la pubblicazione del suo tesserino di partigiana: un documento che probabilmente nemmeno lei ricordava più e che conferma, con una prova concreta, ciò che era stata.

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