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Ammiraglio di Squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte al Rotary Firenze Nord

La sfida dell’Europa tra le nuove minacce globali

Ammiraglio di Squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte al Rotary Firenze Nord
Ammiraglio di Squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte al Rotary Firenze Nord

FIRENZE – Il mondo va davvero a pezzi? E soprattutto, se è così, come possiamo salvarci? Sono le due domande che hanno attraversato l’intervento dell’ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, già Comandante delle Forze Navali Alleate del Sud Europa, ospite giovedì 10 settembre del Rotary Club Firenze Nord, presieduto da Luca Bardelloni. Una data non casuale, alla vigilia del venticinquesimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Da allora il mondo è profondamente cambiato. La speranza, nata dopo la fine della Guerra fredda, che globalizzazione, interdipendenza economica e organismi internazionali potessero progressivamente ridurre guerre e conflitti ha lasciato spazio a uno scenario opposto: aggressioni, guerre civili, terrorismo e crisi regionali si sono moltiplicati, fino a quella che Sanfelice di Monteforte (attento osservatore degli scenari geopolitici e autore di numerosi saggi sulla sicurezza e le relazioni internazionali) definisce una situazione di «piena anarchia delle relazioni internazionali».

Dagli Stati alle guerre per procura: cambiano gli equilibri

Due le grandi categorie individuate dall’ammiraglio: minacce statuali e non statuali. Sul primo fronte pesa la crisi delle grandi potenze e della loro capacità di esercitare un ruolo stabilizzatore nelle tradizionali aree di influenza, mentre Stati medi e piccoli cercano nuovi spazi e tornano alla luce antiche rivalità, contenziosi territoriali e tensioni etniche. Stati Uniti, Cina e Russia affrontano, sia pure in forme molto diverse, difficoltà interne e nuove sfide strategiche. Intanto aumentano le guerre per procura, le tensioni regionali, i conflitti per le risorse e perfino le cosiddette «guerre dell’acqua». A questo si aggiungono revanscismi e conflitti d’odio, mentre anche le grandi organizzazioni internazionali – ONU, NATO e Unione Europea – faticano sempre più a esercitare un’efficace funzione di stabilizzazione.

Terrorismo, cyber e droni: le nuove minacce senza confini

Poi ci sono le minacce non statuali, ed è qui che l’11 settembre rappresenta lo spartiacque. «Quel giorno veramente cambiò tutto: il terrorismo, il counter-terrorism ed il mondo stesso», ha ricordato Sanfelice di Monteforte. Venticinque anni dopo, il terrorismo jihadista non è scomparso: Al Qaeda ha dimostrato una notevole capacità di adattamento e lo Stato Islamico, pur avendo perso il controllo territoriale del Califfato siro-iracheno, continua a operare soprattutto attraverso la rete. Ma nel frattempo il quadro si è fatto ancora più complesso. Sono cresciuti movimenti di estremismo violento senza strutture gerarchiche o leadership facilmente riconoscibili, comunità che nascono e si alimentano sui social, forme di terrorismo «fai-da-te». E la tecnologia ha messo a disposizione di gruppi terroristici, organizzazioni criminali e singoli individui strumenti un tempo riservati agli Stati: attacchi cyber, uso malevolo dell’intelligenza artificiale e droni a basso costo. Tanto che oggi, ha sottolineato l’ammiraglio, «la fase più difficile è l’attribuzione di responsabilità». Capire chi si nasconda realmente dietro un attacco può essere più difficile che individuarne gli effetti.

«Adesso ci dobbiamo salvare noi»: la sfida dell’Europa

E allora, se il mondo va a pezzi, come salvarsi? Sanfelice di Monteforte ha affidato proprio alla risposta a questa domanda la conclusione del suo intervento, spostando lo sguardo sull’Europa. «Non ci dobbiamo aspettare niente. Dobbiamo rimboccarci le maniche» e prendere coscienza, ha detto, che è arrivato il momento di «smetterla di farci salvare dagli altri». Dopo ottant’anni nei quali l’Europa ha potuto contare in larga misura sulla protezione altrui, «adesso ci dobbiamo salvare noi». La possibile strada indicata dall’ammiraglio passa dunque da un’Europa capace di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. «Anche attraverso una NATO sempre più ‘europeizzata’ e progressivamente più vicina all’Unione Europea». Ma il richiamo finale è andato oltre la dimensione militare: «L’Europa è stata un faro di civiltà per secoli e deve riprendere questo ruolo». Un compito che, secondo Sanfelice di Monteforte, nasce anche dalla consapevolezza della propria storia. Perché in un mondo sempre più frammentato, la risposta non può essere soltanto difendersi dalle nuove minacce, ma tornare ad avere la capacità e la volontà di costruire il proprio futuro.

da sin. generale di divisione Carlo Cerrina, Luca Bardelloni presidente Rotary Firenze Nord, ammiraglio di squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte, generale  di brigata  Carlo Corbinelli
da sin. generale di divisione Carlo Cerrina, Luca Bardelloni presidente Rotary Firenze Nord, ammiraglio di squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte, generale di brigata Carlo Corbinelli

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