Casanovi (Firenze Smart): led e semafori, così cambia la città

Illuminazione pubblica quasi interamente convertita al led, semafori, traffico, sicurezza urbana e servizi smart. Sono stati questi i temi trattati al Rotary Club Firenze Nord, presieduto da Marcello Janovitz, che mercoledì 25 marzo ha ospitato Matteo Casanovi, presidente di Silfi Spa Firenze Smart. Ne è emerso il quadro di una città in trasformazione, dove la tecnologia ha già cambiato molto, ma dove il fattore umano continua a restare decisivo.
Presidente Casanovi, a che punto è il cambiamento dell’illuminazione a Firenze?
È stata una vera sfida. Oggi siamo praticamente arrivati al 100% della conversione a led su tutta la città e siamo al 100% anche sui semafori. Un intervento molto importante, che ha prodotto risparmi significativi.
Quanto ha inciso sul piano economico?
Molto. L’intera operazione è costata circa 8 milioni di euro, ma è stata interamente rimborsata al Comune grazie ai fondi Pon Metro (Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane n.d.r.) dell’Unione Europea.
E il risparmio oggi qual è?
Ai prezzi attuali dell’energia, la bolletta elettrica è passata da circa 9 milioni a 4 milioni e mezzo di euro. Un risparmio del 50%.
Da Silfi all’odierna Firenze Smart. Quando nasce questo passaggio?
Il logo Firenze Smart è stato deciso nel 2021, anche se formalmente in Camera di Commercio siamo ancora Silfi Spa. L’idea è stata quella di riunire sotto un’unica visione tanti servizi smart della città.
Quali servizi?
Parliamo dei servizi online, del contact center 055055, dell’infomobilità di Muoversi in Toscana, ma anche di tutta la parte impiantistica: luci, semafori, pannelli a messaggio variabile, pilomat, fibra ottica e telecamere.
A Firenze ci sono ancora gli «accensionisti»?
Sì. Firenze ha ancora gli accensionisti, che sono una categoria di nostri operai. Perché la sensoristica non ha ancora lo stesso occhio dell’uomo.
In che senso?
Può capitare che nei Comuni dell’hinterland – ad esempio Bagno a Ripoli o Fiesole – si trovi già tutto acceso, mentre Firenze resta ancora spenta per qualche minuto. Quei minuti, moltiplicati per 365 giorni e per oltre 50mila punti luce, fanno la differenza in termini di risparmio, senza compromettere la sicurezza percepita dai cittadini.
Semafori e viabilità sono spesso oggetto di critiche
Sì, in questo momento i semafori sono più croce che delizia. Ma bisogna considerare che la città sta vivendo una trasformazione molto profonda: ci sono cantieri, spazi ridotti, modifiche continue alla viabilità. Quindi oggi il traffico non si svolge in condizioni ordinarie.
Qual è la sfida dei prossimi anni?
Far convivere sempre meglio il nostro sistema viario con il sistema delle tramvie.
Come si può migliorare?
Stiamo cercando, anche grazie all’intelligenza artificiale, di sperimentare sistemi che rendano i tempi dei semafori ancora più sensibili alle condizioni di traffico del momento.
Quanto conterà l’intelligenza artificiale nel futuro di Firenze Smart?
Molto, anche se in parte non sappiamo ancora fino a dove potrà arrivare. Sta rivoluzionando anche il nostro settore.
Ma il fattore umano resterà?
Assolutamente sì. Noi restiamo anche affezionati a una certa artigianalità industriale del servizio. L’operaio che la sera del 24 dicembre va a sostituire una lampadina continuerà a esserci anche in tempi di intelligenza artificiale avanzata.
Per quanto riguarda guasti e segnalazioni, il servizio è attivo sempre?
Sì, per illuminazione e semafori il servizio è attivo sette giorni su sette, 24 ore su 24. C’è un numero verde (800 865 155) facilmente reperibile sul sito firenzesmart.it, che può essere chiamato a qualsiasi ora per segnalare un guasto.
E risponde davvero una persona?
Sì, risponde una voce umana, non un disco registrato.
Poi scatta l’intervento sul posto?
Esatto. Per i semafori l’obiettivo è arrivare entro un’ora. Per l’illuminazione ci sono tempi diversi, ma l’interesse è comunque intervenire il prima possibile.
Anche per una questione di sicurezza?
Certo. Molti dei nostri operai sono fiorentini e sanno bene che un punto buio può creare un problema reale. C’è quindi anche un senso molto concreto di responsabilità verso la città.
Più luce significa anche più sicurezza?
La mancanza di luce può certamente facilitare certe situazioni di degrado o criminalità. Poi gli episodi possono avvenire anche dove c’è molta luce, ma intanto noi mettiamo un presidio.