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da sin. Annalisa Monti, Benedetta Bagni, Leonardo Granchi, Marcello Janovitz alla serata sull' autismo promossa dal Rotary Firenze Nord

Giornata sull’autismo 2026, tra sofferenza e diritto alla felicità

da sin. Annalisa Monti, Benedetta Bagni, Leonardo Granchi, Marcello Janovitz alla serata sull' autismo promossa dal Rotary Firenze Nord
da sin. Annalisa Monti, Benedetta Bagni, Leonardo Granchi, Marcello Janovitz alla serata sull’ autismo promossa dal Rotary Firenze Nord

Il momento più forte della serata sull’autismo è arrivato quando una madre ha dato voce a quello che spesso resta chiuso dentro le case: il dolore della diagnosi, la fatica quotidiana, la paura dell’adolescenza, ma anche la speranza che può nascere dalla cura, dalla scuola, dalle relazioni e dalla possibilità di tornare, anche solo a intervalli, alla felicità. È stato questo uno dei passaggi più significativi dell’incontro promosso dal Rotary Club Firenze Nord, presieduto da Marcello Janovitz, sul tema «Autismo oggi: tra esperienza delle famiglie e percorsi di cura», alla vigilia del 2 aprile Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo 2026. 

Ha fatto riflettere tutti i presenti la testimonianza di Benedetta Bagni, madre di Niccolò, ragazzo di quasi 17 anni con autismo, che ha raccontato con grande intensità il momento della diagnosi, arrivata quando era all’ottavo mese di gravidanza della sua seconda figlia. Un racconto fatto di smarrimento, accettazione difficile, sacrifici quotidiani e di un lungo percorso costruito tra servizi, terapie e relazioni, con un solo obiettivo: migliorare la vita del figlio e, insieme, quella dell’intera famiglia.

TEMPESTA PERFETTA

Bagni ha ricordato anche quanto sia stato importante non fermarsi alla diagnosi, ma imparare a vedere prima di tutto la persona, prima ancora della disabilità. Ha parlato delle difficoltà affrontate negli anni, dei passaggi scolastici complessi, del peso che spesso ricade sulle famiglie anche sul piano economico, ma anche dei progressi conquistati nel tempo. Il passaggio più toccante è stato quello dedicato all’adolescenza, definita una vera «tempesta perfetta», con mesi durissimi segnati da crisi, sofferenza e grande fragilità. Oggi però, ha raccontato, Niccolò sta meglio, ha ripreso alcune esperienze scolastiche e di socialità, e proprio da qui è arrivato il messaggio più forte della serata: accanto al diritto alla salute, alla scuola e alla cura, per questi ragazzi e per le loro famiglie dovrebbe essere riconosciuto anche il diritto alla felicità.

LE CAUSE

Nel suo intervento la nostra socia Annalisa Monti, neuropsichiatra infantile e organizzatrice della serata, ha offerto una lettura scientifica chiara dell’autismo, spiegando come non dipenda da errori educativi o relazionali, ma riguarda il neurosviluppo, cioè il modo in cui il cervello si forma fino dal concepimento e si organizza nel tempo. Una condizione estremamente complessa e diversa da bambino a bambino. 

Monti ha ricordato che non esiste un solo modo di essere nello spettro autistico e che ogni profilo richiede attenzione specifica, osservazione e percorsi personalizzati. Per questo, ha sottolineato, l’intervento precoce è fondamentale, così come la continuità della presa in carico nel tempo.

AUTISMO E ADOLESCENZA 

A concentrarsi in particolare sulla fase adolescenziale è stato poi Leonardo Granchi, psicologo e psicoterapeuta con esperienza nella direzione di un servizio diurno per persone con autismo. È questa una delle età più delicate per i ragazzi con autismo e per chi sta loro accanto. In adolescenza, ha osservato, cambiano insieme il cervello, le emozioni e le relazioni sociali, e questo può mettere in crisi equilibri costruiti con fatica negli anni precedenti. Da qui la necessità di non lasciare sole le famiglie e di costruire contesti più capaci di accogliere, comprendere e sostenere questi ragazzi anche fuori dagli spazi strettamente terapeutici.

Il messaggio emerso dalla serata è stato netto: l’autismo non riguarda solo la dimensione clinica, ma interpella direttamente la scuola, le famiglie e l’intera comunità. E proprio per questo richiede non solo competenze, ma anche ascolto, consapevolezza e una responsabilità condivisa.

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Realizzazione grafica A. Monti

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