Giorno del Ricordo: al Rotary Firenze Nord la memoria viva dell’esodo istriano

Il Giorno del Ricordo non è una formalità del calendario civile, ma una responsabilità storica. Il Rotary Club Firenze Nord – presieduto da Marcello Janovitz – ha dedicato una serata conviviale alla ricorrenza del 10 febbraio, riportando al centro una pagina a lungo marginalizzata della storia nazionale: l’esodo giuliano-dalmata e le vittime delle foibe al termine della seconda guerra mondiale.
Ad aprire l’incontro, che si è svolto mercoledì 11 febbraio 2026, è stata la professoressa Daniela Velli, presidente del Comitato provinciale di Firenze dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Ha richiamato il significato pubblico della ricorrenza e il lavoro costante dell’ANVGD nella ricerca storica, nella testimonianza e nella presenza nelle scuole, perché quella vicenda non venga ridotta a nota a margine del Novecento italiano.
Nel passaggio più personale, Velli ha intrecciato memoria familiare e identità: il padre costretto a lasciare Orsera e a ricominciare in Sardegna, il ritorno nei luoghi di origine come bisogno profondo. «Le radici non si cancellano» ha sottolineato. Non occorre una memoria condivisa – perché ogni comunità custodisce la propria – ma un rispetto reciproco delle storie e delle sofferenze.
Vergarolla, 18 agosto 1946
Il cuore della serata è stato il racconto di Claudio Bronzin, nato a Pola nel 1935, testimone diretto della strage di Vergarolla del 18 agosto 1946. Bronzin ha ricostruito il clima di quei mesi: l’enclave di Pola sotto controllo britannico, le manifestazioni di italianità, l’attesa delle decisioni internazionali. Poi l’esplosione sulla spiaggia gremita per le gare di nuoto: «Alle 14.10 sentii l’innesco», ha ricordato. Una colonna di fuoco, detriti, urla. Oltre cento vittime. Nuvole di gabbiani che «banchettavano» intorno ai corpi ormai senza vita. Un evento che sconvolse la città e segnò definitivamente la scelta di partire. L’obiettivo di chi voleva cacciare gli italiani era raggiunto.

L’esodo e la scelta di Firenze
Da lì l’esodo. I mobili caricati sui vagoni, la decisione di andare «nella città italiana più lontana dai confini», il lungo viaggio verso Firenze, con gruppi di manifestanti ostili ad ogni fermata lungo il percorso. Bronzin ha raccontato le difficoltà dell’arrivo, le condizioni dei campi profughi – anche quello di Sant’Orsola in via Guelfa – e la fatica di ricominciare. Ma ha ricordato anche la dignità di una generazione che seppe rimettersi in piedi, conservando identità e lingua come patrimonio da trasmettere ai figli. «Noi siamo italiani con la I grande», ripeteva suo padre.
Una memoria che guarda alla pace
Presente alla serata anche Carlo Cossi, past president del Rotary Club Firenze Valdisieve, esule di seconda generazione, che ha richiamato la vicenda della propria famiglia, costretta a lasciare l’Istria per la Sardegna, sottolineando come il ricordo delle sofferenze vissute non debba alimentare divisioni, ma rafforzare l’impegno per una pace giusta e duratura, in linea con la missione stessa del Rotary.
Una memoria che, al Rotary Firenze Nord, assume anche un significato particolare: il presidente Marcello Janovitz è figlio di Fulvio Janovitz, storico socio del Club e originario di Pola. Un filo diretto tra storia nazionale e storia familiare che rende ancora più forte la responsabilità di non lasciare che l’oblio cancelli una pagina dolorosa del Novecento italiano.
Istria Fiume e Dalmazia – Cenni storici
Molto apprezzata anche la dispensa storico geografica su Istria Fiume e Dalmazia che al termine della serata è stata distribuita a tutti i presenti. Per gentile concessione dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ringraziamo, è possibile visualizzarla e scaricarla qui
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